PENSO, SPESSO, SI USINO VOCABOLI QUANTOMENO INAPPROPRIATI

Di Mauro Marturano

“Sionisti”, “pedofili”, “Khazari”... termini dispregiativi.

A coloro che li usano, penso partano da un presupposto totalmente sbagliato: che siamo persone in grado di essere sovrane.

O, in forma speculare, che non siamo un gregge.

Diciamo che, se fosse servita una prova per dimostrare tutto questo, la prova c’è stata. Sei anni fa.

E abbiamo risposto: “Sì, siamo delle pecore.” Praticamente quasi tutti.

E quindi... possiamo considerarli in maniera così dispregiativa, se di fatto siamo semplicemente pecore di un gregge che non è ASSOLUTAMENTE in grado di autogestirsi?

A parte la prova maestra che, ripeto, c’è stata, in realtà vi sono tantissime altre situazioni che dimostrano come siano assolutamente efficienti ed efficaci nella gestione delle masse: il commercio internazionale, la capacità di dare mobilità a milioni di persone, la capacità di gestire miliardi di persone.

Se c’è qualcuno che non può lamentarsi, sono proprio i cittadini della nostra parte di mondo.

Faccio un esempio concreto per capire.

  1. Dipendente comunale o statale — o dipendente di un’impresa privata — italiano, di 50/60 anni: sono 40 anni che svolge mansioni senza nessuna vera responsabilità, si è comprato una casa, una seconda casa, fa almeno un mese di ferie all’anno, ha pagato l’istruzione — l’analfabetizzazione 😂, ma questo è un altro discorso — ai figli, ha avuto una buona sanità, ecc.

  2. Dipendente comunale o statale — o dipendente di un’impresa privata — argentino, di 50/60 anni: sono 40 anni che svolge mansioni senza nessuna vera responsabilità, non ha potuto comprarsi una casa, né tantomeno una seconda casa. Se fa ferie, le fa rigorosamente in Argentina, perché non appena esce dal Paese, il cambio lo distrugge.

Possiamo criticare quanto vogliamo questo sistema, ma questo sistema ci ha dato benefit impressionanti, a parità di mansioni svolte e lavorando sicuramente di meno.

E ha dato alle pecore moltissimo rispetto a quello che queste si meritano.

E questo è il principale motivo per cui, ancora oggi, il sistema non è crollato: le pecore lo difendono!!!!!

E ci ha dato benefit impressionanti perché è riuscito a RUBARE RISORSE REALI in Argentina, in Venezuela, in Africa, in Cina, nel Sud-est asiatico, ecc., con l’aiuto di ISTITUZIONI CORROTTE — i politici di quei Paesi — che hanno permesso che da quei Paesi fuoriuscissero risorse capaci di alimentare la globalizzazione massiva.

Anche questa è una forma di gestione, che piaccia o meno.

Nell’analizzare le cose, penso dobbiamo mettere da parte l’aspetto emotivo e vedere le cose per quelle che sono.

E io non ho nessuna certezza rispetto a quello che sarebbe stato senza i pastori.

Anche perché, nelle pecore — comprese quelle che si pensano sovrane — nel momento in cui gli si dice:

“Guarda che, se critichiamo i sionisti, anche tu devi lasciare il bottino, perché il bottino è FRUTTO DELLA DIFFERENZA SPIEGATA NELL’ESEMPIO DEL DIPENDENTE, differenza creata dai sionisti”,

a quel punto avremmo più o meno questa risposta:

“Ah, ma quello me lo sono lavorato.”

Una risposta che implica non aver proprio compreso il sistema che ha, attraverso la finanza — che è la visione dolce della forza bruta — attraverso la moltiplicazione dei pani e dei pesci, oppure attraverso la forza bruta stessa, moltiplicato i nostri diritti, trasformandoli in privilegi, e diviso quelli del dipendente argentino.

E questa non è sottomissione ai pastori.

È prendere atto dell’esistente.

Prendere atto dell’esistente è L’UNICO MODO PER CAPIRE COME PORRE, EVENTUALMENTE, LE BASI DI UN MONDO NUOVO.

Chi pensa, o è sicuro, che noi, senza pastori, avremmo avuto una vita migliore, prende atto dell’inesistente.

Perché noi siamo quelli di sei anni fa.

Siamo, nel complesso, questo.

Né più né meno.

Non penso che sapremmo gestire il commercio internazionale.

Non penso che sapremmo garantire la mobilità di milioni di persone.

Non penso che avremmo la capacità di gestire miliardi di persone.

E questo, che ci piaccia o no, è il punto da cui dobbiamo partire.

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